Domande e risposte

L’esperto risponde

Elenco delle domande e delle risposte più frequenti.

Cani e gatti hanno esigenze alimentari specifiche e richiedono attenzioni a seconda della razza, della taglia, delle condizioni ambientali e del processo di crescita.
In questa sezione, il nostro esperto è a disposizione per risolvere i tuoi dubbi e soddisfare le tue curiosità.

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Cosa trovo indicato sulle confezioni di alimenti?

Sulla confezione degli alimenti si trovano molte informazioni utili, oltre al nome del prodotto. Queste sono la lista completa degli ingredienti utilizzati, i tenori degli elementi nutritivi (proteine, grassi, fibre, sostanze minerali) e delle vitamine e dei minerali aggiunti. Inoltre è presente la durata minima di conservazione ed il numero di lotto, da comunicare al produttore per avere ulteriori informazioni.

Cosa significa alimento Completo per cani/gatti?

La denominazione serve ad identificare l’utilizzo previsto dell’alimento, che può essere completato con l’indicazione della specifica fase di vita dell’animale a cui è destinato. “Completo” significa che l’alimento apporta tutti i nutrienti di cui l’animale ha bisogno ogni giorno nella giuste quantità, seguendo i razionamenti proposti.

Cosa significa alimento complementare?

“Complementare” indica un alimento destinato ad essere associato con un altro per diventare completo. Inoltre potrebbe riferirsi ad uno snack o ad un biscotto utilizzato per premiare l’animale o per svolgere un’azione specifica (es. pulizia dei denti).

Come faccio a sapere la lista degli ingredienti di un alimento?

Ogni alimento è accompagnato dalla dichiarazione della lista degli ingredienti alla voce “Composizione”. Esistono due diverse modalità di dichiarazione degli ingredienti utilizzati nella ricetta: indicando gli ingredienti specifici in ordine decrescente di peso oppure per categorie, al fine di evitare una lunga lista di nomi.

Cosa si intende per Carni e derivati?

La categoria carni e derivati comprende tutte le parti carnose (muscolo scheletrico) di animali terrestri a sangue caldo dichiarati idonei al consumo umano e altre parti come fegato, cuore, rene, ad alto valore nutrizionale per gli animali ma non più diffuse a causa delle mutate abitudini alimentari.

Cosa si intende per Proteine animali disidratate/trasformate?

Dal momento che le materie prime non sono sempre disponibili in forma fresca o congelata, la carne può essere utilizzata anche in forma disidratata. Questa forma fisica della carne ha diversi vantaggi: garantisce una maggiore sicurezza di conservazione della carne, prevenendo il rischio di moltiplicazioni batteriche indesiderate e l’alterazione precoce; assicura una migliore manipolazione in fase di lavorazione, potendo inserire nella ricetta maggiori quantità di materie prime proteiche rispetto all’utilizzo di carne fresca (che contiene molta più acqua a parità di peso).

Perché sono presenti additivi?

Come per l’alimentazione umana gli additivi utilizzati negli alimenti per animali servono a conservare la qualità del prodotto o per assicurare che sia completo a livello nutrizionale. Tutti gli additivi utilizzati sono soggetti ad una rigorosa procedura di autorizzazione per garantire la sicurezza per la salute animale e vengono utilizzati solo nella quantità minima sufficiente a fornire l’effetto desiderato.

Cosa sono i componenti analitici?

I componenti analitici rappresentano informazioni nutrizionali riscontrabili nell’alimento ed includono: proteine – grassi – fibra – ceneri. Alcuni termini come “grezza” o “ceneri” rappresentano un obbligo legale e derivano dalla terminologia utilizzata in laboratorio. Le “ceneri” non sono aggiunte all’alimento ma sono il residuo di metodi analitici e sono costituite essenzialmente da minerali.

Quanto alimento devo dare?

Sulla confezione è possibile reperire indicazioni sulle quantità e sulla frequenza di somministrazione del prodotto. È importante seguire queste indicazioni per garantire che l’animale riceva tutti i nutrienti essenziali ed evitare che diventi obeso. Tuttavia i fabbisogni sono variabili e risentono di vari fattori ambientali e non, per cui siamo ben lieti di aiutare nel consigliare la razione giornaliera più adatta all’animale.

Quali alimenti è meglio evitare di offrire al mio cane?

Gli alimenti da evitare nei cani sono sicuramente uva e uvetta (uva passa), cioccolata, cipolla ed aglio. Sebbene la cioccolata risulti molto appetibile, potrebbe determinare segni di intossicazione seri. Gli snack appositamente studiati per i cani contenenti cioccolato infatti non sono tossici in quanto contengono bassissime quantità di teobromina, che è la sostanza tossica.

 

Lo sapevate perché il gatto…

Batte i denti quando vede un passerotto all’esterno della casa?

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Simula il morso selvaggio che gli infliggerebbe fatalmente se fosse all’esterno della casa, come avviene in natura.

Corre all’impazzata nella stanza?

Per scaricare l’energia accumulata in eccesso durante l’intera giornata.

È attratto dal legno ma in particolare quello di ulivo?

L’essenza del legno di ulivo rende estasiati ed euforici i gatti che annusano e leccano la sua superficie ed in particolare gli oggetti realizzati con questo materiale.

Dopo avere annusato un oggetto di solito spalanca la bocca?

L’apertura della bocca sollecita l’organo di Jacobson che si trova dietro gli incisivi superiori.

È attratto dalle persone o animali in genere che non considerano o amano i gatti?

I gatti ammirano le persone o gli animali che non hanno paura di loro. Questo comportamento indifferente è giudicato dai gatti come una minaccia e pertanto li ammirano e tentano di andare vicino a coloro che cercano di evitarli.

Beve l’acqua sporca in recipienti o dalle pozzanghere?

Perché l’acqua fornitagli ha un odore strano o perché la ciotola è stata lavata con qualche detersivo aggressivo.

Gratta i tronchi delle piante e rosicchia le loro foglie?

Perché hanno l’esigenza di ridurre o di affilare le unghie, oppure di tracciare il loro territorio. In natura il gatto si ciberebbe anche di animali erbivori perchè nelle sue viscere è contenuta una sostanza preziosa, chiamata acido folico.

Cammina sulle punte delle dita?

Questa andatura permette loro di correre veloci perché minore è la superficie in contatto con il terreno, minore è l’attrito. Possono battere i cani in velocità, ma non possono sostenere lo sforzo della corsa su lunghe distanze a causa della ridotta capacità di cuore e polmoni, dovuta alle piccole dimensioni della cassa toracica.

 

Lo sapevate perché il cane…

Abbaia anche se vede il padrone?

lo-sapevate-perche-il-caneÈ errore comune ritenere che un cane che vi abbaia contro, lo faccia per minacciarvi direttamente. In realtà, abbaiando, il cane lancia un allarme con il quale avverte gli altri membri del branco, di cui anche l’uomo può far parte, che si sta verificando qualcosa di strano.
Nella vita selvatica l’allarme produce due effetti: uno nei confronti dei cuccioli, che hanno così il tempo per correre a nascondersi, l’altro nei riguardi degli esemplari adulti, che possono riunirsi per organizzare una risposta alla minaccia incombente.
Il segnale di allarme non specifica comunque quale sia la natura della minaccia, il cane non «chiarisce», cioè, se voi siate un amico o un nemico; intende semplicemente segnalare la situazione di novità.
Ecco perché un cane abbaia sia quando rientra a casa il suo padrone sia quando avverte la presenza di un ladro. Nel momento però in cui la nuova presenza è identificata, all’abbaiare si sostituiscono rispettivamente un cerimoniale di saluti amichevoli o un attacco deciso che, per contrasto, è invece condotto nel silenzio più assoluto. Che l’aggressione sia fulminea e silenziosa lo provano le esercitazioni dei cani-poliziotto: l’assalto al braccio fasciato del «malvivente» è portato senza alcuna emissione sonora.

Anche il cane in fuga preferisce i fatti alle «parole»: scappa in maniera risoluta, senza emettere alcun suono, almeno fino a quando non si trova in situazione di maggior sicurezza. In effetti, qualsiasi tipo di vocalizzazione è sintomo di conflitto: quando due cani si incontrano e danno vita a un ampio repertorio di sonorità, ciò si spiega con il fatto che anche il cane più aggressivo è comunque timoroso di fronte a quanto può accadergli.
Quando invece il cane ringhia significa che all’innato timore iniziale subentra una sempre più massiccia dose di sicurezza nei propri mezzi. Anche in questo caso, comunque, l’esigenza di attaccare è tanto sentita quanto quella di mettersi in fuga.
Se poi la sensazione di paura prende corpo, l’atteggiamento sonoro del cane si caratterizza per una continua alternanza: ringhiando e abbaiando, ringhiando e abbaiando, il cane manifesta la volontà di portare l’attacco (ringhia) ma ritiene sia prudente chiamare rinforzi (abbaia).
Se infine il cane è decisamente intimorito, si mette ad abbaiare intensamente, anche per lungo tempo, almeno sino a quando il pericolo non è del tutto scomparso, cioè fino a quando non giunge il padrone. Si può quindi affermare che il celebre detto «can che abbaia, non morde» corrisponde a una grande verità: il cane che abbaia non è tanto coraggioso da attaccare; quello che morde non ha bisogno di abbaiare per chiamare aiuto.

Che cosa ci vuole dire quando scodinzola?

scodinzolaUn altro tipico errore è quello relativo allo scodinzolio: un cane che agita freneticamente la coda non è sempre contento, come non sempre il gatto che muove la sua estremità è arrabbiato o annoiato. L’unica condizione emotiva che caratterizza (sia nel cane sia nel gatto) il movimento della coda è uno stato di conflitto, così come accade per tutti i movimenti alternati ritmicamente (avanti-indietro, destra-sinistra) nella comunicazione tra animale e animale e tra animale e uomo.
Quando il cane si trova in una situazione conflittuale, si sente spinto in due opposte direzioni: i movimenti alternati sono l’espressione fisica di tale contrasto psichico. Fino a quando una delle due necessità o spinte non arriva a cancellare l’altra, l’animale rimane in uno stato di tensione. Che cosa succede allora nella mente di un cane che sta scodinzolando?
L’animale vuole restare ma è anche stimolato ad andarsene. La seconda spinta è, ovviamente, dettata soltanto dalla paura, mentre la prima può avere diverse motivazioni: la fame, il desiderio di compagnia, la volontà di attaccare. È quindi difficile etichettare il movimento della coda come un atteggiamento specifico; meglio considerarlo una segnalazione visiva da leggere a seconda delle circostanze che la causano. I cuccioli, per esempio, non muovono la coda, nei primi giorni di vita. Solamente il 50 per cento dei cuccioli comincia a scodinzolare dopo il trentesimo giorno e questa attività raggiunge la sua piena maturità dopo circa cinquanta giorni di vita. Il primo scodinzolamento si verifica in occasione di uno dei momenti in cui i cuccioli ricevono il latte dalla madre, quando si allineano tutti insieme per il rito della poppata e si attaccano ai capezzoli.
Giustamente si può pensare che essi siano contenti di succhiare il latte. Ma, allora, per quale motivo lo scodinzolamento non appare già dopo la seconda settimana di vita? A quell’età la poppata non è forse altrettanto gradita? Il fenomeno dipende dall’insorgere di uno stato conflittuale nella psiche dei cuccioli. Dopo due o tre settimane di vita, i cuccioli dormono ancora rannicchiati uno sull’altro, per tenersi reciprocamente caldo, e non vi è quindi alcun senso di rivalità tra loro. Ma già dopo sei-sette settimane, i cuccioli si trasformano in tanti piccoli attaccabrighe, cosicché il momento della poppata viene vissuto come una situazione di grande tensione.
Il fatto di doversi spingere, stringere e molestare a vicenda per poter prendere il latte, a causa anche del progressivo avvicinamento dei capezzoli materni per l’accresciuta mole dei cuccioli, è fonte di un acuto contrasto emotivo tra la paura, l’insofferenza nei confronti degli altri e la necessità di nutrirsi.
Si ha, in tal caso, una delle prime manifestazioni di scodinzolamento. In tempi successivi, il movimento della coda caratterizza altre particolari situazioni della vita sociale: quando i cuccioli ricevono il cibo da esemplari adulti (anche essere umani), quando il maschio fa approcci a una femmina, quando il cane decide di attaccare un nemico, quando ancora due cani si incontrano o si lasciano dopo un incontro. Anche il modo di scodinzolare varia. In animali più remissivi, la coda ha movimenti ampi e lenti, mentre negli esemplari dal carattere più aggressivo, si agita con impulsi brevi e rapidi. Perché, dunque, lo scodinzolamento è sempre stato classificato come segnale di amicizia e socievolezza?
In realtà, capita assai più spesso di osservare il comportamento di un cane in un contesto di vita domestica: ci siamo perciò abituati a vedere un animale remissivo e sottomesso che saluta il suo padrone, riconoscendolo come la figura leader del gruppo sociale in cui vive.
Il comportamento del cane, in queste situazioni, è dettato tanto dalla gioia e dall’eccitazione di rivedere il leader quanto da un leggero senso di apprensione per ciò che potrà succedere in seguito. Già tale esempio può spiegare la risposta conflittuale dello scodinzolamento.
È difficile accettare questa conclusione, poiché ci piace credere che il nostro cane provi per noi soltanto dell’affetto: non ci sfiora nemmeno l’idea che possa essere intimorito dalla nostra presenza. Proviamo però a immaginarci l’impressione che la nostra figura sovrastante suscita nel cane, consideriamo lo stato di timore in cui si trova l’animale nei confronti della nostra mole. Se a questa indubitabile superiorità fisica si aggiungono tutti i modi che usiamo per dominarlo, tutte le situazioni nelle quali dipende da noi per la sua stessa sopravvivenza, è facile capire il perché dello stato conflittuale, anche quando il cane ci saluta.

C’è un’ultima considerazione relativa al movimento della coda: lo scodinzolamento è ritenuto anche un mezzo per trasmettere segnali odorosi. Il cane possiede un codice di riconoscimento basato sulle emissioni odorose di ghiandole poste nella regione anale. Il movimento della coda ha per effetto la stimolazione di queste ghiandole; noi non siamo in grado di percepire tali messaggi olfattivi, ma per gli animali essi rivestono notevole importanza sul piano della comunicazione.

Perché il maschio gradisce la grattatine sul petto?

Grattare il petto di un esemplare maschio, tra le zampe anteriori, è fonte di enorme piacere per il cane e la ragione è facilmente immaginabile: nella fase di monta, durante le spinte che si producono nella zona pelvica, il petto del maschio gratta ritmicamente sul dorso della femmina. Ripetendo con la mano quest’ultimo movimento di sfregamento, noi stimoliamo quelle campanelle del piacere nascoste da qualche parte nel cervello del nostro amico. Se desideriamo ringraziare o «premiare» il cane per una sua buona azione, la gratificazione meglio accettata è senza dubbio questa.
Anche la grattatina dietro le orecchie è assai gradita, e il comportamento sessuale ci giunge ancora una volta in aiuto per fornirci la spiegazione. Il leccare, l’annusare, il mordicchiare le orecchie sono tutti messaggi che fanno parte del linguaggio del corteggiamento.
Un altro sistema per intrattenersi amabilmente con il cane è quello di spingerlo via con dolcezza mentre cerca di giocare con noi. In quell’esatto momento abbiamo accondisceso alla sua richiesta di divertirsi. Il cane si riavvicinerà subito, chiedendo di essere spinto via di nuovo, e il gioco proseguirà in questa maniera, arricchendosi magari con qualche morso delicato: il cane ci morderà la mano e lascerà a noi la chance di afferrargli le fauci. Se tutti i movimenti e le fasi del gioco sono condotti con gentilezza, avremo fatto un altro piccolo passo sul cammino del legame affettivo tra noi e lui.
Anche la cosiddetta «pacca» è una forma di contatto assai comune. Per gli esseri umani si tratta di un’azione particolarmente significativa: è facile vedere due persone che si incontrano, si abbracciano e si danno vigorosi colpi sulla schiena. Per i cani, invece, il beneficio che si ricava è differente, in quanto i cani non usano abbracciarsi. Essi probabilmente interpretano la pacca sul loro dorso o sul ventre come il contatto di una zampata o di una nasata. È un’azione che i cuccioli compiono spesso sul ventre della madre e che i cani sottomessi riservano al leader del branco in cui vivono.
Sul cane domestico, quindi, la pacca ha la funzione di segnalare un atteggiamento di sottomissione da parte nostra o, meglio ancora, data la nostra figura sovrastante, un atteggiamento di serenità e socievolezza. Infatti, anche i cani dominanti si comportano così nei confronti dei sottomessi: dando qualche zampata o un colpo di naso assumono una postura che rassicura il sottomesso sulle intenzioni del dominante.
Molti cani infine trovano particolarmente piacevoli le carezze sul capo, specialmente lungo la linea delle fauci. A causa di frequenti ma leggere irritazioni alla bocca, il cane deve sfregarla contro oggetti duri, ruvidi, che possano alleviare il fastidio, come ad esempio un mobile o un albero. Il fatto che l’uomo si sostituisca al mobile con una carezza morbida e calda, è assai apprezzato dal nostro compagno.
C’è però una forma di contatto che non riscuote altrettanto entusiasmo. Si tratta delle lunghe operazioni di lavaggio e spazzolatura che vengono inflitte ai cani da concorso. Il cane non può certo comprendere il motivo di tutte quelle ore trascorse in acqua o sotto una spazzola; non potendo però opporsi a tale incomprensibile atteggiamento da parte dell’uomo, lo subisce stoicamente, proprio come se si trovasse in balia di un suo simile prepotente. Gli esseri umani sono stati veramente fortunati nell’essersi scelti, come compagni di vita, da questi animali tanto socievoli, pazienti e ligi al «dovere».

Perché al cucciolo piacciono tanto le pantofole?

pantofolaMolti cuccioli, passata una certa età, diventano particolarmente distruttivi. Gli obiettivi preferiti sono le ciabatte e i guanti, ma anche i giocattoli, i giornali e la posta possono diventare oggetto di masticazione. Oltre a mordere e lacerare questi oggetti, i cuccioli si accaniscono contro di essi sbattendoli da una parte all’altra, quasi cercassero di «ucciderli». Un giornale, per esempio, può essere maciullato come se si trattasse di un uccellino morto che il cucciolo vuole spiumare.
Molti aspetti della vita di cucciolata servono a spiegare questo comportamento. Per prima cosa, si tratta quasi sempre di una manifestazione di divertimento, un gioco in cui il cucciolo si getta a capofitto. Inoltre, il cucciolo è «programmato» per esplorare ogni aspetto del mondo in cui vive; i cani sono animali di origine selvatica che devono poter conoscere tutto l’ambiente che li ospita per assicurarsi la sopravvivenza. Per i cani domestici, il discorso assume connotati meno drammatici, in quanto la loro esistenza corre senza dubbio meno pericoli, ma il fattore di scoperta dell’ambiente non è stato cancellato dal loro patrimonio ereditario di animali selvatici.

In secondo luogo, c’è il problema della dentizione, che si completa tra il quarto e il sesto mese di vita. In questo periodo, proprio per rinforzare la dentatura, il cane ha bisogno di addentare oggetti duri e resistenti perché il cibo che gli è abitualmente fornito, di scarsa consistenza (latte, verdura, riso, carne), non può rispondere a tale esigenza.

In terzo luogo, questo comportamento è indotto dalla fase vitale in cui si trova il cane, fase che precede l’attività predatoria: è cioè il momento in cui il cucciolo è sufficientemente grande per interessarsi alle prede, ma non abbastanza sviluppato fisicamente per cacciarle. In questo periodo i cani adulti portano ai cuccioli pezzi di carne, che vengono lasciati casualmente in giro. È quindi perfettamente naturale, per un cucciolo, individuare in una pantofola o in un pacchetto postale il «pezzo di carne» generosamente lasciato a sua disposizione dall’adulto a quattro zampe o da quello a due. Ed è perfettamente incomprensibile, per il nostro cucciolo, il motivo per cui noi non gradiamo la sistematica distruzione di un bel paio di guanti, rimproverandolo anche duramente. Il cane ha solamente cercato di agire nel miglior modo possibile, al fine di crescere e di inserirsi compiutamente nel suo gruppo sociale.

Perché a volte abbraccia la nostra gamba?

gambePiù di un proprietario di cani ha verificato, con estremo imbarazzo, che un feeling può instaurarsi tra il cane e le sue gambe, con relativo movimento pelvico dell’animale, come se stesse accoppiandosi.
Il cane attraversa, nel corso della sua esistenza, una particolare fase di socializzazione, durante la quale decide chi vorrà essere. Questo periodo critico comincia all’età di quattro settimane e prosegue fino alla dodicesima settimana: qualsiasi essere vivente che condivida tale lasso di tempo con il cane, diventa ai suoi occhi un membro della sua specie. Nel caso dei cuccioli, questa fase è generalmente trascorsa insieme ad animali di due specie diverse: gli uomini e i cani. I cuccioli diventano così mentalmente ibridi, in strettissimo rapporto sia con gli esseri umani sia con i loro simili a quattro zampe.

Fino a quando si rimane nella sfera delle semplici attività quotidiane, questa ambiguità non crea problemi, in quanto il cucciolo si considera un elemento adottato dal branco degli esseri umani. Quando però si comincia a parlare di sesso, questa solidarietà, questa promiscuità si interrompe bruscamente.
Fortunatamente per l’essere umano, l’attrazione sessuale del cane è determinata e convogliata nella direzione giusta da alcuni fattori d’istruzione innata. Una femmina in calore produce un particolare odore di richiamo sessuale che attrae i maschi anche a grandi distanze. Poiché gli uomini non possono percepire queste emissioni, i cani di casa vedono nel-‘uomo un membro del gruppo sociale privo di pulsione sessuale.
Tutto dovrebbe allora procedere nella maniera più adeguata, ma purtroppo l’incontro con una femmina in calore è un evento raro nella vita di un cane domestico. Nell’animale comincia così a svilupparsi un tale livello di frustrazione sessuale che anche il gatto di casa può improvvisamente diventare attraente. Al punto di esasperazione in cui si trova, il cane cercherà di accoppiarsi con qualsiasi cosa (oggetto o animale) che stia ferma il tempo necessario allo scopo: gatti, altri cani maschi, cuscini. Le gambe umane sono «bersagli» che il cane può facilmente raggiungere e a cui riesce ad aggrapparsi in modo agevole.
In una situazione del genere, il comportamento più corretto da tenere è di tipo compassionevole, piuttosto che arrabbiato. Un gentile rifiuto nei confronti di tali proposte è tutto ciò che realmente serve, non la severa punizione.

Si badi che le considerazioni sull’interesse sessuale del cane nei confronti del gatto non vogliono essere facete. Cani frustrati cercano veramente di accoppiarsi con i loro compagni felini, ma solamente se si tratta di gatti cresciuti insieme a loro. La vicinanza con un gatto nel periodo critico dello sviluppo inserisce nel codice di riconoscimento del cane anche l’elemento felino come appartenente alla sua medesima specie. La coabitazione con uomini, cani e gatti, in un periodo compreso tra la 4a e la 12a settimana, conduce il cucciolo ad avere rapporti di affezione a tre specie diverse per tutta la vita.
Naturalmente, questo sistema di riconoscimento presenta un risvolto della medaglia. L’assenza di contatti con una specie animale nel periodo succitato insegna al cucciolo che questa specie è differente dalla sua, e quindi potenzialmente fonte di pericolo. Se un cucciolo è portato via dalla madre prima che abbia aperto gli occhi e anche le orecchie, potrà stabilire un rapporto di attaccamento all’uomo ma si troverà a disagio con gli altri cani, non riconoscendoli come membri della sua specie.
Parimenti, se un cucciolo vive con la madre fino alla dodicesima settimana senza alcun approccio con un essere umano, non sarà mai un cane facilmente addomesticabile e trattabile da parte dell’uomo. Cade l’asserzione secondo cui il cane domestico è tale per informazione genetica.

È vero che i cani hanno un sesto senso?

sesto-sensoVero, ma non con il significato che attribuiamo noi alla parola. Non c’è nulla di sovrannaturale nella sensitività dei cani. È spiegabile per mezzo di semplici meccanismi biologici, anche se è vero che alcuni di essi si cominciano a capire da pochi anni. Per fare subito un esempio, un cane può ritrovare la via di casa anche da grandi distanze percorrendo territori a lui sconosciuti. Come per altre specie, sembra che ciò sia dovuto alla percezione dei cambiamenti che si verificano nel campo magnetico terrestre. In laboratorio questa capacità è stata dimostrata scientificamente, con l’ausilio di potenti magneti, mentre non è ancora chiaro come l’animale possa individuare tali indicazioni magnetiche.
I cani sono anche capaci di «predire» l’arrivo di un terremoto o di un temporale. Quando l’evento è imminente, il cane si mette in allarme, corre per la casa, ansima, trema e guaisce come se si trovasse in una situazione di grande pericolo. È una risposta del cane ai cambiamenti della pressione barometrica, o forse anche alle alterazioni che si verificano nel livello di elettricità statica. Può sembrare che una risposta del genere sia assolutamente senza significato ai giorni nostri, ma bisogna considerare che gli antenati dei nostri cani domestici potevano salvarsi la vita avvertendo con un certo anticipo l’arrivo di una violenta manifestazione meteorologica.
Qualche proprietario giunge poi a sostenere che il proprio cane, in alcune situazioni, è capace di percepire la presenza di fantasmi. Capita, dice, di passeggiare con il cane in mezzo a un prato, quando d’improvviso l’animale si ferma, rabbrividisce, si irrigidisce e rizza il pelo. Comincia a ringhiare e a guaire, ma rifiuta di spostarsi da quel luogo. Poi, tutto a un tratto, cambia atteggiamento e riprende a passeggiare con assoluta tranquillità.
Molto probabilmente, nel luogo che è stato teatro dello strano comportamento del cane si era depositato un odore particolarmente forte, non di un altro cane bensì di un animale appartenente a un’altra specie: una volpe o una puzzola, per esempio. L’estraneità del segnale odoroso e l’assai sviluppata capacità olfattiva del cane causano la spaventata reazione del nostro amico.
Una delle più stupefacenti rivelazioni riguardo al presunto sesto senso canino è stata fatta di recente da alcuni ricercatori che asseriscono di aver individuato, nel naso del cane, la presenza di rivelatori a raggi infrarossi. Se ciò fosse confermato, si potrebbero spiegare alcune capacità «sovrannaturali» di molte razze. I cani San Bernardo, per esempio, possono stabilire se un uomo è ancora vivo annusando lo strato di neve che lo ricopre. Se, in effetti, il San Bernardo agisse sulla base dell’individuazione di una fonte di calore, l’ipotesi dei ricercatori troverebbe una conferma concreta.

Perché il cane si bagna?

Una vigorosa scrollata dopo il tuffo in acqua. Il bagno, oltre a procurare refrigerio, è utile al cane per la pulizia del mantello. A seconda della razza il pelo può essere corto o lungo, ma anche ruvido, setoso o riccio. In primavera e in autunno il mantello è soggetto alla muta, che si protrae per quattro-sei settimane: il nuovo «vestito» avrà bisogno, per ricrescere, di tre o quattro mesi.